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lunedì 16 luglio 2018

Essenzialità: il Campeggio

Da pochi giorni siamo tornati da una lunga vacanza sul Lago di Garda, una meta che conosciamo e che amiamo moltissimo. Io ci ho trascorso tutte le mie vacanze di famiglia, e ho dei bellissimi ricordi; generalmente ci andiamo per il weekend, ma quest'anno avevo voglia di una vacanza varia ed attiva, abbastanza vicino a casa da permettere a Giorgio di raggiungerci durante il weekend e a me di andare a Milano per la giornata di formazione organizzata da Casa Facile.
E naturalmente siamo andati in campeggio, con il nostro camper, e colgo l'occasione per riprendere il discorso sull'Essenzialità e spiegarvi perchè mi piace così tanto andare in campeggio.
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1) Il campeggio è come una piccola città: ci sono le "case", le strade, gli spazi comuni, le aree verdi, quelle ricreative, i servizi... Mi piace osservare se questa piccola città è stata ben progettata: ad esempio raggruppando i servizi in un'area sola, più o meno centrale. Oppure se la viabilità consente ai bambini di giocare per strada in sicurezza o se al contrario le auto e i camper passano un po' ovunque. Adoro i piccoli accorgimenti che rendono maggiormente fruibili i servizi igienici, come i ganci per appendere i vestiti e le borse, o una piccola mensola; o anche la disposizione delle docce e degli spogliatoi, la presenza o meno di specchi... Apprezzo sempre le piante e la vegetazione, le fontanelle. E poi, diciamolo, una città in cui tutti vivono in vacanza è sicuramente più rilassata e piacevole da abitare piuttosto che quelle frenetiche a cui siamo abituati! Diciamo che per me è un esercizio nell'immaginare la "città ideale" che ognuno di noi vorrebbe.
2) Lo spazio è ristretto, dentro e fuori. Questo potrebbe sembrare un punto a sfavore, ma ha due vantaggi...
FUORI: sei a contatto con le altre persone, senza barriere artificiali tra una proprietà e l’altra; al massimo c’è una siepe. Ci si educa alla tolleranza, ma anche al rispetto della privacy altrui. E’ singolare che sia un posto dove in estate siamo quasi tutti in costume o comunque poco vestiti; eppure c’è una sorta di regolazione della pubblica decenza. E’ facile fare amicizia, magari mentre si fa colazione... un po' come al bar, ma in pigiama.
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DENTRO: si ottimizzano gli spazi e i tempi, si tiene in ordine. Si cerca di dare uno spazio a ciascuno e a ciascuna cosa, a renderne la fruizione funzionale per tutti, perché il soggiorno sia piacevole e rilassante e non un incubo e fonte di stress.
3) Si scopre che si possono fare le cose che normalmente si fanno al chiuso anche all'aperto: ad esempio lavare i piatti, che per me rimane uno dei momenti social per eccellenza, o fare la doccia, lavarsi i denti, asciugarsi i capelli. Ci si sente più a contatto con la natura e i piedi sono spesso impolverati. Anzi, spesso e volentieri si è proprio a piedi nudi.
ladaridari_campeggio_cucina
4) Si scopre che la “casa” non sono tanto le 4 mura che la racchiudono, quanto uno “spazio” in cui si svolge una quotidianità, più o meno condivisa. Basta un tessuto per creare riparo, limite, privacy, comfort. Si sviluppa la flessibilità del pensiero, la creatività dell’usare un oggetto, rendendolo multifunzionale.

5) Generalmente (generalmente...) si sviluppa il proprio senso civico. Si ha più cura degli spazi comuni, perché tutti li usano e sono indispensabili per ciascuno. Si tiene pulito il lavatoio o il pavimento della doccia, si rispetta la raccolta differenziata. Non si sprecano le risorse come l'acqua o il gas.
Quando torno a casa dopo una vacanza in campeggio mi sento più snella, non nel senso fisico, ma mentale: è come se facessi un decluttering del superfluo che ho in testa e intorno a me, e questo mi aiuta sempre a focalizzare quello che davvero mi è indispensabile e quello che invece mi appesantisce.
ladaridari_campeggio_sdraio al tramonto













lunedì 9 luglio 2018

A Milano per Casa Facile Academy

Lunedì 2 luglio ho partecipato alla prima giornata di formazione dedicata alle blogger di Casa Facile, al palazzo Mondadori di Segrate, una sede d’eccezione per la meravigliosa architettura e il verde intorno.
Ero già stata in questo splendido posto anni fa, quando durante l’università per raggranellare qualche soldo affiancavo saltuariamente un commerciane i scarpe che una volta alla settimana aveva la licenza per vendere nello spaccio aziendale. Già allora, da studente di design, mi aveva stupito ed entusiasmato, e tornarci oggi dopo tanti anni, grazie alla collaborazione con la mia rivista preferita è stata una gioia e una bellissima coincidenza.

Casafacile_Formazione_Ingresso

Questa volta ho lasciato la timidezza a casa e mi sono buttata a capofitto, godendomi appieno l’esperienza, l’incontro con le altre blogger e con la redazione.

Il clima che si respira è sempre professionale ma anche molto amichevole, ed è stato un piacere confrontarmi con nuove cose da imparare e con le altre blogger: si trovano sempre stimoli inaspettati, punti di interesse comune e anche differenze di stile o di carattere, che valorizzano e caratterizzano ciascuna di noi. Trovo che il rispetto e il riconoscimento della personalità di ciascuna sia una cosa eccezionale, e sono sempre più felice di far parte di questo gruppo.

Casafacile_Formazione_Auditorium

Dopo le lezioni su SEO, utilizzo di immagini e Wordpress, tenute dalla nostra coach Barbara, abbiamo visitato la redazione. Questo è stato il momento più emozionante e sorprendente della giornata: vedere dove e come viene pensata la rivista numero per numero.

Ma perché sorprendente? Perché io mi immaginavo un ambiente frenetico, affollato di persone e computer. E invece ho trovato un ambiente open, tranquillo e pieno di personalità, quella delle persone che ci lavorano, che sono un bel gruppo non troppo numeroso e molto affiatato.

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Lo spazio è diviso da librerie basse, che garantiscono concentrazione ma anche facilità di comunicazione. Le postazioni sono una di fronte all’altra, per favorire lo scambio di idee.
Ovunque ci sono fotografie, biglietti dei lettori e dei colleghi, regali, cimeli e soprattutto piante. La redazione è piena di verde, e credo che molte di quelle piante siano curate direttamente dalle persone che ci lavorano.

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E ovviamente non mancano i numeri passati, le copertine in ordine cronologico e grafico, e libri di design, cucina, giardinaggio, viaggi e tutto ciò che culturalmente e visivamente possa ispirare.
Lo spazio riunioni è un piccolo ambiente raccolto ricavato sempre tra le librerie basse, e persino la scrivania del direttore Giusi Silighini non fa eccezione.

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Nel pomeriggio, dopo una lezione sul fotoritocco, abbiamo potuto mettere subito in pratica quanto appreso con una esercitazione di gruppo: creare una moodboard per una cucina Scavolini, partner dell’iniziativa.
Il mio gruppo ha lavorato sulla cucina Favilla, che abbiamo definito Country Chic per i dettagli eleganti ma caldi allo stesso tempo, come la cornice attorno alle ante e la maniglia in una bellissima finitura bronzo invecchiato.

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Questo il frutto del nostro lavoro: abbiamo pensato di affiancare lo stile un po’ retrò della cucina ad accessori dal sapore industrial e a dettagli dorati.
Vi piace?

moodboard_Bettinelli_Tognetti_Guareschi_Peratoni_Giovenzana

Ma non è tutto: ecco i bellissimi cadeaux che abbiamo portato a casa: una shopper in tela, il numero di luglio in anteprima, la stampa della foto di gruppo della giornata di presentazione delle blogger CF Style e... un cornetto portafortuna! Come si fa  a non voler bene a chi lavora così?

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mercoledì 20 giugno 2018

Scolorare ad Arte

Già da tempo sto pensando a come realizzare dei tessuti con miei disegni; sto valutando costi e tempi del farli stampare online, piuttosto che dipingerli a mano o stamparli in serigrafia.

In questi mesi sto facendo un po’ di prove: ciascuna tecnica offre possibilità diverse, effetti diversi, svantaggi e vantaggi diversi… e mi piace sperimentare, ciascuna di loro mi dà idee più o meno realizzabili, e devo trovare il giusto rapporto qualità/prezzo/effetto che voglio ottenere.

Poi una notte mi è venuta un’idea… Si parla sempre di COLORARE il tessuto, e raramente di togliere colore. Quindi ho pensato di provare ad usare una tecnica un po’ naif per SCOLORARE il tessuto con la candeggina.

Onestamente non sempre amo l’effetto batik dato dalle tecniche di tintura, volevo qualcosa di più sottile e controllabile

DSC_5379web

Così ho usato un pennellino di nylon, usando la candeggina come se fosse la tempera, disegnando motivi astratti e geometrici su alcuni ritagli di cotone tinta unita.

L’effetto mi è piaciuto subito: la cosa particolare è che a seconda del colore di base, il disegno scolorato presenta una leggera tonalità differente: sul nero, in cui riponevo molte speranze, l’effetto non mi soddisfaceva molto perchè il disegno diventava marroncino. Sul blu invece tirava sul rosa.

blu copia web

Sul giallo, arancione e marrone il risultato era bianco, con un bel contrasto a seconda della pesantezza del tessuto.

Da qui ho realizzato alcuni semplici pezzi per vedere l’effetto dell’abbinamento tra il tessuto unito e il medesimo scolorato; volevo infatti far risaltare il disegno e perciò ho scelto di non abbinare altri colori.

giallo copia web

Trovo questa tecnica piuttosto immediata, e credo che sia molto versatile: penso infatti a prodotti con disegni e motivi personalizzati…
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